venerdì 30 aprile 2010
giovedì 29 aprile 2010
Preziosa scoperta della restauratrice Ansaloni su quadro di Guido Cagnacci
lunedì 26 aprile 2010
Ritrovato originale della poesia di Montale
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
prove di nuoto, frusci di serpi
Nelle crepe del suolo e nello stagno
spiar dei nuotatori le fatiche
ch'or si rompono e ora si intrecciano
psicoarmonici come minuscole biche
presso un rovente muro d'orto
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
prove di nuoto, frusci di serpi
Nelle crepe del suolo e nello stagno
spiar dei nuotatori le fatiche
ch'or si rompono e ora si intrecciano
psicoarmonici come minuscole biche
Psicoramonici nel tempo
Agacrile, nei suoi "commentari ionici", ci ricorda come, ai suoi tempi, il Nuoto Psicoarmonico fosse " in auge tra le classi raffinate", seppur "...avversato dal Tiranno che temeva la libertà di pensiero nel movimento crono-ironico del corpo e della mente...". L'origine del Nuoto Psicoarmonico pare debba ricercarsi nell' Argolide, dove sembra documentato sin dal Bronzo antico. La leggenda vuole che fosse stato introdotto in quella regione dal dio fluviale Inaco, offrendo così spiegazione, tramite il mito di Io, anche alla presenza di tale pratica presso i popoli del Nilo, che chiamavano i cultori di questa disciplina gli "armonizzatori delle sabbie". Del resto, il Nuoto Psicoarmonico, oltre ad essere praticato in fiumi, torrenti, laghi e mari, sembra aver incontrato per secoli anche il favore delle popolazioni sahariane, come attestano numerose pitture rupestri, giungendo, in qualche raro caso, sino a noi. A tale proposito, Henri Lhote, in una comunicazione personale, nel 1987, ci rivelò di avere incontrato nel 1956, alcuni Tuareg del Tassili dediti al Nuoto Psicoarmonico nella sabbia.
Ai giorni nostri, il Nuoto Psicoarmonico pare avere non più di una trentina di cultori sparsi in tutto il mondo, sovente neppure in contatto tra loro.
Ai giorni nostri, il Nuoto Psicoarmonico pare avere non più di una trentina di cultori sparsi in tutto il mondo, sovente neppure in contatto tra loro.
sabato 17 aprile 2010
Critici, commentatori e venditori di fumo

"Se si vuole concepire in metafora, l'opera in sviluppo come un rogo, il commentatore gli sta davanti come il chimico, il critico come l'alchimista. Se per il primo legno e cenere sono i soli oggetti della sua analisi, per l'altro solo la fiamma custodisce un segreto: quello della vita. Così il critico cerca la verità la cui fiamma vivente continua ad ardere si ceppi pesanti del passato e sulla cenere lieve del vissuto" Walter Benjamin, Aneglus Novus, Saggie e frammenti. Saggio sulle Affinità Elettive
Se Benjamin fosse vissuto oggi dove avrebbe inserito nella sua metafora i presunti critici contemporanei al soldo dei mercanti? Forse tra i venditori di quel fumo che il rogo produce.
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