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sabato 29 giugno 2013

Prigioniero di un mondo

 Alla fonte della consapevolezza conosci i limiti del mondo. Una bambina per strada urla alla madre che la trattiene: lasciami, lasciami! Tu non vai da nessuna parte risponde la madre.
"Amer savoir, celui qu'on tire du voyage! / Le monde, monotone et petit, aujourd'hui, / Hier, demain, toujours, nous fait voir notre image: / Une oasis d'horreur dans un désert d'ennui!" " Sapere amaro quel che si trae da un viaggio! / Monotono e piccolo, il mondo, oggi, ieri, / Domani, in ogni tempo, ci rivela a noi stessi: / Un'oasi d'orrore in un deserto di noia".  (Da Baudelaire  il viaggio). E poi il commento di Bolaño nel2003  già minato dalla malattia:
In mezzo a un deserto di noia, un'oasi di orrore. Non c'è diagnosi più lucida per la malattia dell'uomo moderno. Se vogliamo uscire dalla noia, sfuggire al punto morto, l'unica cosa che abbiamo a disposizione, ma nemmeno tanto a disposizione (perfino in questo occorre sforzarsi) è l'orrore, vale a dire il male. O viviamo come zombie, come schiavi tenuti a pane e acqua, o ci trasformiamo in schiavisti, in esseri malvagi, come quel tale che dopo aver assassinato sua moglie e i suoi tre figli disse, sudando a fiotti, che si sentiva strano, posseduto da qualcosa di sconosciuto, la libertà, e poi disse che le vittime se l'erano meritato, anche se poche ore più tardi, già più tranquillo, disse che nessuno si meritava una morte tanto, poi aggiunse che forse era diventato pazzo e chiese ai poliziotti di non dargli retta. Un'oasi è sempre un'oasi, soprattutto per chi viene da un deserto di noia. In un'oasi si può bere, si può mangiare, ci si possono curare le ferite, si può riposare, ma se l'oasi è di orrore, se esistono solo oasi di orrore, il viaggiatore potrà confermare, questa volta in modo attendibile, che la carne è triste, che viene il giorno in cui tutti i libri sono stati letti e che viaggiare è un'illusione. Oggi, tutto pare indicare che esistono solo oasi di orrore o che tutte le oasi vanno alla deriva verso l'orrore.